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I tassi di interesse indicano quanto costa prendere denaro in prestito e quanto fruttano i risparmi. Chi chiede un prestito in banca paga il tasso come costo del denaro ricevuto; chi deposita denaro su un conto di risparmio riceve invece un rendimento sulla somma versata e in questo caso è il risparmiatore che dà denaro in prestito alla banca. Il tasso è espresso come percentuale della cifra presa o data in prestito: il debitore ricevendo una somma si impegna a pagare una somma superiore a quella ricevuta e la differenza costituisce l'interesse calcolato in percentuale sulla somma prestata. Tale percentuale è il tasso di interesse ossia la remunerazione del mutuante (chi concede il prestito). Il suo valore è variabile anche in funzione della moneta di riferimento, del rischio connesso alla solvibilità del debitore e della lunghezza del periodo di riferimento.
I tassi di interesse sono parte integrante di un prestito contratto o dei risparmi accumulati. Nel caso di un prestito il totale delle rate più l'importo degli interessi calcolati viene suddiviso in una somma mensile da pagare. Nel caso di risparmi o investimenti il tasso rappresenta l'apprezzamento che si registra ogni anno: l'interesse è indivisibile dall'importo totale e il tasso è l'entità della crescita di tale importo. L'importo finale della somma da restituire in corrispondenza di un determinato tasso e a determinate scadenze si definisce montante. Le scadenze sono usualmente misurate in anni, ma vanno prendendo piede anche misurazioni a semestri o minori.
Gli economisti distinguono tassi di interesse nominali e reali. Il tasso nominale è quello effettivamente concordato e pagato: è ad esempio il tasso che versa sul mutuo l'acquirente di un'abitazione oppure quello che un risparmiatore riceve sul proprio deposito. Chi prende un prestito paga il tasso nominale; chi deposita i suoi risparmi lo riceve. Il tasso reale tiene conto dell'inflazione poiché per chi prende un prestito o deposita i suoi risparmi non conta solo l'importo nominale pagato ma anche cosa può comprare con quei soldi, ovvero il potere di acquisto della moneta, che di solito diminuisce nel tempo perché i prezzi aumentano. Si calcola sottraendo il tasso di inflazione dal tasso nominale. Un risparmiatore che deposita 1.000 euro su un conto per un anno con un tasso nominale del 2,5% ottiene 1.025 euro dopo un anno; tuttavia se i prezzi aumentano del 3%, dovrà pagare 1.030 euro per acquistare gli stessi beni e servizi che un anno prima sarebbero costati 1.000 euro e il rendimento reale sarà quindi del -0,5%. Nei primi anni '80 ad esempio il tasso nominale medio era alto nell'area dell'euro, ma anche l'inflazione lo era e di conseguenza il tasso reale medio era basso.
Esistono diversi tipi di tassi di interesse a seconda di chi li emette. I tassi delle banche centrali sono tassi nazionali determinati dall'autorità bancaria centrale del Paese: in Italia si fa riferimento alla Banca Centrale Europea (BCE); negli Stati Uniti al Federal Open Market Committee (FOMC), ossia l'organo della Federal Reserve che decide la politica monetaria statunitense. I tassi sui conti correnti bancari sono fissati dalle banche locali o regionali e sono influenzati dai tassi della banca centrale. I tassi sui mutui vengono applicati sui mutui erogati da istituti di credito come le banche, ad esempio per l'acquisto di una nuova casa. I tassi sui prestiti sono applicati da banche e finanziarie per diverse tipologie di prestito, dal prestito al consumo al prestito personale alla cessione del quinto. Nei mutui, forma tipica di prestito, i tassi possono essere fissi, variabili o misti. Quando sono variabili, vengono ricalcolati ad ogni rata secondo una formula prestabilita in base a indicatori economici prefissati, con conseguente ricalcolo anche dell'ammontare della rata. Il tasso misto è fisso per un certo intervallo di tempo e poi diventa variabile; la durata del tasso fisso e la formula del variabile sono stabilite in anticipo al momento della stipula del contratto.
Oltre che dalla percentuale i tassi di interesse sono caratterizzati dal regime di capitalizzazione degli interessi, ovvero il criterio con cui gli interessi maturati si sommano al capitale, che può essere semplice o composto. Se la durata del prestito è superiore al periodo di tempo per cui l'interesse viene conteggiato, si parla di tasso composto perché vengono conteggiati nel calcolo dell'interesse finale anche gli interessi parziali già maturati per ogni periodo. L'interesse è detto semplice quando è proporzionale al capitale e al tempo: gli interessi maturati da un dato capitale nel periodo considerato non vengono aggiunti al capitale che li ha prodotti e quindi non maturano a loro volta interessi. L'interesse è detto composto quando invece di essere pagato o riscosso è aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto: alla maturazione degli interessi il montante viene riutilizzato come capitale per il periodo successivo; così anche l'interesse produce interesse. Questo interesse su interesse implica un incremento del patrimonio con un effetto che aumenta in modo esponenziale su periodi di tempo più lunghi. L'interesse composto si divide in diversi tipi a seconda del periodo di capitalizzazione degli interessi. Esistono tavole finanziarie che evidenziano a quale tasso annuo effettivo (regime semplice) corrisponde un tasso annuo nominale con capitalizzazione periodale degli interessi (regime composto). Ad esempio un tasso annuo nominale del 5% con capitalizzazione trimestrale corrisponde a un tasso annuo effettivo del 5,0945%; con capitalizzazione settimanale corrisponde al 5,1246%. Due tassi relativi a periodi diversi di capitalizzazione si dicono equivalenti se a parità di capitale iniziale e di periodo di applicazione producono lo stesso montante, ovvero gli stessi interessi: l'equivalenza dipende dalla durata della capitalizzazione.
I tassi di interesse sono fissati dalle banche centrali, la cui decisione si ripercuote sugli istituti di credito e sui loro clienti. Le banche centrali fissano un tasso di riferimento in base a una serie di fattori macroeconomici. In un periodo di crescita economica depressa possono mantenerli invariati o ridurli per incoraggiare la spesa e il risparmio dei consumatori: si tratta del cosiddetto atteggiamento accomodante, ovvero orientato a stimolare l'economia attraverso condizioni monetarie favorevoli. I rialzi possono invece verificarsi in un momento di ripresa economica dove l'atteggiamento risulta aggressivo, cioè volto a contenere l'inflazione con condizioni monetarie più restrittive. Tra i fattori considerati figurano diversi elementi macroeconomici. Le banche e gli altri istituti di credito calcolano i loro tassi in base al tasso stabilito più un importo aggiuntivo per ottenere un profitto. L'andamento del tasso di riferimento sul grafico è tipicamente a gradini poiché la variazione è a discrezione della banca centrale e la definizione ha solitamente due cifre centesimali (ad esempio 1,75%, 2,00%). Tra i principali tassi di riferimento figurano quelli delle banche centrali dei principali paesi e sistemi monetari.
Il tasso di interesse determina l'importo che si deve pagare per un prestito e influenza anche i risparmi: con un tasso più alto i risparmi valgono di più; con un tasso più basso valgono di meno. L'effetto è a catena sull'economia nel suo complesso: dal prezzo dei beni di consumo alla velocità di crescita del patrimonio, tutto risulta influenzato dai tassi di interesse. I prezzi dei titoli e di altre classi di asset (ossia categorie di attività finanziarie come azioni, obbligazioni, immobili o materie prime) sono sensibili alle variazioni dei tassi. I prezzi degli immobili sono spesso influenzati negativamente dall'aumento dei tassi e positivamente dalla loro diminuzione; anche i prezzi delle materie prime possono subire un crollo durante un rialzo.
La legge si occupa dei tassi di interesse a diversi livelli, considerata la grave disparità di situazioni fra prestatore e prestatario. Per evitare che il prestatore possa sfruttare a fini di ingiusto profitto (usura, ossia l'applicazione di interessi eccessivi e illegali su un finanziamento) la condizione di necessità di chi richiede un prestito, i tassi non possono essere libero oggetto di contrattazioni, ma vanno ricondotti in una fascia empiricamente ricavata dall'osservazione trimestrale della media dei tassi applicati per la piazza di riferimento. In Italia un tasso superiore a quanto stabilito trimestralmente dal Ministero dell'Economia e Finanza costituisce tasso usurario. Tale tasso definisce il tasso effettivo globale medio (TEGM); il tasso d'usura veniva aumentato della metà fino a giugno 2011; successivamente viene aumentato del 25% (con un massimo del 4%) più ulteriori 4 punti percentuali e la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali. La totalità degli istituti di credito offre tassi debitori al di sotto ma vicini al tasso soglia d'usura. La pratica di calcolare gli interessi sugli interessi (anatocismo) è espressamente vietata dal Codice Civile (art. 1283); recenti pronunce giurisdizionali hanno imposto alle banche che lo avevano applicato la restituzione degli indebiti.